L'Artista Satira Arte Narrativa Teatro Home Page
SATIRA 
 

STORIE D'ITALIA • 1860 - 1870

1977, Feltrinelli, Milano.
Con un commento di Giorgio Candeloro

 

 

UNA QUESTIONE DI BALISTICA

Profilo critico introduttivo a Storie d'Italia 1860/1870 (Novembre 1977)

Questo nuovo libro di Alfredo Chiappori non e' importante solo per Alfredo Chiappori, e' importante per tutto il gruppo di disegnatori italiani che sul finire degli anni Sessanta e sul principiare degli anni Settanta si sono trovati a tentare di fare un poco di satira politica a fumetti, in generale con scarsa pratica del mezzo che si proponevano di usare, i fumetti appunto, e anche di quanto volevano introdurvi, ovvero la stessa satira politica. Si veniva da un periodo di melensa stagnazione nella stampa italiana. e' stata un'avventura con alterni risultati.

Quando si interrogava Mario Melloni, il grande Fortebraccio dei corsivi dell'"Unita'", sulla poverta' del nostro paese nel campo della satira politica, lui ci rimetteva a posto facilmente, dicendo: "Non credo che questo genere abbia da noi scarse tradizioni, direi piuttosto che le classi dominanti hanno sempre cercato di occultarlo. Ma un paese che vanta un Porta o un Belli, per non risalire piu' indietro, non puo' dire di mancare di una grande tradizione di satira politica. Va' a sentire Franco Parenti quando legge Paracar che scapee de Lombardia... oppure Coss'el voeur Ezzellenza che responda... del Porta, oppure rileggi piano piano 'Na pisciatina, 'na sarvereggina... del Belli, e poi dimmi se noi non abbiamo una grande poesia satirica, rigorosamente politica..." Accettavamo la lezione con reverenza. Ma avremmo voluto disporre di modelli piu' vicini, e in particolar modo appartenenti alla grafica? Cosi' siamo andati a trovarceli indietro. e' stato come andarsi a comprare presunti antenati alla Fiera di Senigallia o a Porta Portese. In questo senso la pubblicazione dell'antologia dell'Asino ha avuto il valore di un'agnizione fondamentale. "L'Asino" e' stato in generale giudicato in modo negativo e sprezzante dagli storici dell'Italia contemporanea, che lo hanno considerato soltanto come espressione di una forma particolarmente rozza e volgare di anticlericalismo.

Questo giudizio, che contiene senza dubbio una parte di verita', appare alquanto sbrigativo, unilaterale e soprattutto insufficiente a chi voglia esaminare spassionatamente il contenuto di questo settimanale e si proponga di inquadrarlo criticamente nella storia italiana degli ultimi anni del secolo XIX e dei primi decenni del XX. "L'Asino" non fu soltanto un giornale anticlericale...", scriveva giustamente Giorgio Candeloro nella presentazione di quell'antologia. "Due fatti soprattutto spingono a una considerazione storica e a una approfondimento critico del giudizio sull'Asino: la sua lunga durata e la sua grande fortuna..." Insomma, se si fosse trovato il coraggio di colpire, e colpire giusto, ci sarebbero stati anche i lettori a disposizione e giustificazione. Da presunto antenato a presunto antenato, da antenato accettato ad antenato rifiutato, la nostra ricerca, tuttavia, piuttosto di placare le incertezze, le e' andate esasperando. L'anticlericalismo dell'Asino di Guido Podrecca e Gabriele Galantara fu davvero uno sbaglio? Perche' Galantara divento' di colpo interventista al tempo della prima guerra mondiale? E perche' Podrecca fini' in una lista fascista insieme a Mussolini e Marinetti? E come fece Alberto Giannini, dopo tutte le sue coraggiose battaglie, a compiere il clamoroso voltafaccia dal Becco Giallo antifascista al Merlo filofascista? L'unica satira politica di qualche efficacia negli anni successivi alle leggi "fascistissime" sulla stampa fu proprio quella del fascista Selvaggio di Mino Maccari? Il Bertoldo e gli altri fogli umoristici del ventennio furono realmente cosi' colpevoli? Possibile che Palmiro Togliatti abbia preso tanto sul serio Guglielmo Giannini dell'Uomo Qualunque da sostenere un dialogo su un'eventuale collaborazione tra comunismo e qualunquismo? E via di seguito. Piu' ci si avvicinava ai giorni nostri, e piu' l'esasperazione si acuiva.

A volte, le agnizioni fondamentali ci colpivano a tradimento. E si faticava a liberarcene. Qualche brandello di ambiguita' ci restava addosso. O, forse no, affiorava dentro. Intanto, pero', il gruppo di disegnatori si andava formando, cominciava a praticare un minimo di satira politica. In prima fila, Alfredo Chiappori, lecchese, insegnante di disegno, simpatizzante di Avanguardia Operaia. Non per nulla, il suo primo libro, Up il sovversivo, porta la stessa data d'uscita dell'antologia dell'Asino. Piccolo, magro, con voce sommessa ma con pennino spietato, a forza di bianchi e neri che non temevano l'accusa di manicheismo, ma a volte, piu' volte, addirittura parevano cercarla come una sanzione ufficiale, Alfredo Chiappori disegnava la societa' italiana di dopo la bomba. La bomba di Piazza Fontana. L'immediato, prorompente, contagioso successo di Alfredo Chiappori dimostrava che i lettori italiani non erano certo refrattari alla satira politica, e facilitava la rivelazione di altri talenti. Accanto ad Alfredo Chiappori su "Linus" si affermavano Tullio Pericoli ed Emanuele Pirella e altri; il mensile a fumetti, un tempo ospitante esclusivamente disegnatori americani o comunque stranieri, rifletteva sempre piu' la realta' italiana. Tutto bene, dunque? Avendo gia' esposto altrove le nostra malinconie in proposito, non intendiamo ripeterci.

A ogni modo, non sappiamo dimenticare, in fondo, a nostro disdoro, l'eccitazione e la tensione degli esordi di "Linus" nella satira politica. Per la prima volta, dopo averne tanto parlato, si affrontavano le leggi "fascistissime" sulla stampa sempre in vigore. Per noi era un esercizio d'alta acrobazia, sentivamo rullare i tamburi. Ridicolo. Ridicolo quasi da piangerci su. Comunque, negli anni successivi, della nuova satira politica italiana si e' fatto un gran chiacchierare. Ma non e' successo nulla. Proprio nulla. Abbiamo avuto pochissime noie dalla destra. Le autorita' italiane, invece di perseguitarci, ci hanno addirittura premiato con l'istituzione dei premi per la satira politica di Forte dei Marmi. "Panorama", il "Corriere della Sera" e "L'Espresso" si sono assicurati i migliori disegnatori di "Linus", e li hanno incoraggiati a una produzione intensiva e in piu' d'un caso logorante.

Qualche noia maggiore, caso mai, e' venuta dalla sinistra, che non tollera critiche. O con noi o contro di noi. Sempre li' stiamo. A un certo punto, pero', in quella che sarebbe dovuta essere la nostra piena soddisfazione si e' aperta una crepa inquietante. E l'inquietante concerneva proprio la natura della satira politica. e' di destra? e' di sinistra? e' sempre di opposizione? Puo' anche essere di conservazione? Insomma, la satira politica deve riconoscersi in una parte precisa o deve stare esclusivamente dalla parte sua, per essere piu' espliciti, dalla parte della satira politica e basta? Un improvviso dissenso ha finito per dividere il gruppo di disegnatori nell'interpretazione del passato, nell'esercizio del presente, nel progetto del futuro. E, ancora una volta, Alfredo Chiappori si e' trovato in prima fila. Passato dalle vignette di Avanguardia Operaia alle tavole di "Linus", agli interventi settimanali su Panorama, approdato contemporaneamente al grande successo e alla militanza nel Partito comunista, Alfredo Chiappori ha dovuto far fronte a difficolta' e impegni divergenti e convergenti insieme.

A chi abbia letto, e amato, il suo secondo libretto Alfreud, comunemente e miopemente considerato di involuzione, riesce piu' facile capire il genere di contraccolpi che Alfredo Chiappori ha subi'to proprio in questi anni di apparente trionfo. In realta', il suo deliberato manicheismo non era naturale, caratteriale, inevitabile, ma un'imposizione di buona volonta', di disciplina, di fedelta' alla causa. Certe sue non molto remote affermazioni in polemica con chi gli aveva suggerito di non limitarsi a colpire i soliti bersagli ormai di prammatica, ma di usare la satira anche autocriticamente, vanno rilette come un candido tentativo di suggestionare se stesso: "Il tuo intervento sull'ultimo numero di "Linus" col quale sostieni la necessita' di ‘rettificare il tiro', se si vuole continuare con un po' di satira politica, mi spinge a scriverti per due ragioni. La prima e' che da tempo avverto nel mio lavoro l'urgenza d'un cambiamento e vorrei percio' chiarirti cosa intendo io per cambiamento. La seconda riguarda alcune tue considerazioni che, pur muovendo da ragioni validissime e difficilmente confutabili, mi sembrano formulate in modo da ingenerare qualche confusione.

Che sia necessario un cambiamento, che cosi' non convenga continuare, non ci sono dubbi... Ma perche' parli della necessita' di ‘rettificare il tiro'? Se e' vero, come e' vero - e come tu stesso hai sempre sostenuto - che la satira politica e' principalmente satira contro il potere, allora non vedo alcuna necessita' di rettifica. Caso mai, sarebbe piu' corretto affermare la necessita' di ‘alzare il tiro', colpire piu' in alto e piu' forte. Per la stessa ragione non ti capisco quando alludi agli ‘eterni nemici', come se ormai fossero fantasmi buoni soltanto a spaventare gli ingenui e gli sprovveduti. Ne sei proprio sicuro? Credo che faremmo torto ai nostri lettori e a noi stessi se, in momenti come questi, ci mettessimo a definire chi sono questi nemici e perche' continuano ad esserlo. Sono sempre quelli, come del resto la lotta di classe insegna, e con questo dovremmo smetterla di parlarne nei nostri fumetti?..."

Una posizione commovente che, tuttavia, Alfredo Chiappori ha superato per sua e soprattutto per nostra fortuna. E non perche' ha disegnato la propria crisi in "Linus" nelle tavole dedicate alle avventure di Kaspar Pfistermeister, l'ometto alle prese con fumetti inespressivi, ovvero con nuvolette accecanti e riottose per assenza di lettering, di scrittura di parole, e neppure perche' ha disegnato la propria autocritica di militante comunista in Panorama nelle tavole dedicate alla caricatura non meramente affettuosa di Enrico Berlinguer con capelli ritti e di Luciano Lama con pipa inastata, e neppure, meno che mai, perche' e' tornato a imprigionarsi nel cubo intimista di Alfreud, Alfredo Chiappori gia' dal 1972, da sempre per sempre, ma perche' non si e' accontentato delle trovate di "Linus" e delle rassomiglianze di Panorama e non si e' sognato di rifugiarsi nella cella della solitudine, ma perche' puntigliosamente, accanitamente, ferocemente, ha saputo realmente cambiare. Una questione di balistica: per colpire piu' in alto e piu' forte, Alfredo Chiappori ha deciso di ripercorrere la storia d'Italia.

Questo libro e' il primo, straordinario frutto della ricerca del tempo perduto di Alfredo Chiappori, di nuovo aggressivo e convinto, di nuovo in lotta contro i conformismi e i tabu' nazionali. Insomma, un colpire piu' indietro e un colpire piu' vicino, vicinissimo. Basta cominciare a sfogliare queste pagine, in cui non certo a caso il suggestivo uso del colore, che appartiene al personale, al privato di Alfredo Chiappori, pittore quasi in segreto con citazioni e affinita' elettive con Soldati e Radice, il colore ora violento, ora delicato, ora folclorico, ora allegorico, ora sconsacrante, ora esaltante, ora complice, ora nemico, il colore piu' colore e meno colore possibile, e' chiamato ad arricchire e in pratica a soverchiare lo statico manicheismo del bianco e nero. Basta cominciare a sfogliarle, queste pagine coloratissime e movimentatissime, per renderci conto, per quanto ottusi si sia, che il discorso sull'allora riguarda direttamente l'ora. E non si tratta di un'indebita sovrapposizione dell'ora all'allora, si tratta, al contrario, di una assunzione dell'allora per vivere con maggiore lucidita' l'ora. Storia contemporanea, forse cronaca contemporanea.

Le storture nazionali sono nate li'. Li' si sono aggrovigliati i nodi che non si riesce ancora a sciogliere, e, anzi, si aggrovigliano ulteriormente a ogni nostro tentativo di chiarificazione. Forse Alfredo Chiappori ha imboccato l'unica via che gli e' consentita per fare satira: ridisegnare tutta la satira che ci fu, o piu' spesso non ci fu, degli eventi della storia italiana. Una grande ambizione e una grande impresa. Che davvero nel nostro orticello, non di guerra ne' di guerriglia, ma almeno di schermaglia, stia succedendo qualcosa di serio?

Oreste Del Buono


E-Mail • 2006