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NARRATIVA • IL PORTO DELLA FORTUNA
 
    "Chiàppori, dalla satira ai miti del mare" di Cesare Medail
    "Chiàppori pesca statue nel mare" di Daniele Pasti

 

 

 

Sui fondali prossimi alle coste della Dalmazia, in acque internazionali, giace da molti secoli una statua greca: e' un bronzo, che verra' poi attribuito al sommo artista Lisippo. La scultura risale alla luce nelle reti di due pescherecci italiani dei nostri anni ma dai nomi antichi - il Dea Fortuna e il Monte Giove - e come in una pesca che a tutti gli effetti diventa "mitica", quel preziosissimo e sorprendente recupero fara' riaffiorare una ricchezza archeologica, storica, linguistica e memorialistica che e' l'autentica originalita' di questo romanzo di Chiappori.

Il ritrovamento del bronzo greco inneschera' intricate vicende, anche giudiziarie, ma soprattutto, nello sviluppo del racconto, verremo a conoscenza di quell'inteso universo aneddotico, tecnico e lessicale che e' la cultura del mare. Il narratore che ci apre il ricco scrigno della civilta' marinara e' un giovane di citta' che inizia a frequentare il Porto della Fortuna - un'immaginaria localita' dell'Adriatico settentrionale - per apprendervi l'arte della navigazione a vela. Ma cio' che gli vi impara va ben al di la' della tecnica e persino dell'esperienza. Il Conte, Se'pia e Prono'ster (i marinai artefici della "mitica" pesca), Titi, Calafa' e Sbrocalo's, Rado e Ciufli'n, il Pirata e il "beverendo" padre Odorico, l'arguto oste Otello, la Tosca, custode del segreto della "moretta", il colto antiquario Riccardo, concorrono a comporre un affresco eccezionalmente articolato del sapere del mare.

Come traspare in particolare dalla figura del Conte, ci troviamo davanti a vere stive della memoria, dove la competenza non e' solo una pratica, ma emerge piuttosto da quegli stessi fondali che hanno restituito la statua del mondo antico. Ed e' cosi' che, avanzando nella lettura, ci si accorge di essere avviluppati in una rete di rimandi alla mitografia greca, all'astronomia persino preclassica, a simbologie e numerologie di ascendenze esoteriche

Il narratore, negli anni in cui si snoda il suo appassionato apprendimento nautico, imparera' che, sotto l'ironia contemporanea dei suoi amici del Porto della Fortuna, molto vi e' di piu' profondo e quasi archetipico, e scoprira' le stringenti filosofie dei nodi marini e il paradosso del punto de fantasia, che pure dovrebbe indicare sulla carta la posizione in mare; ascoltera' racconti su angoscianti avventure di sommergibili in guerra, su collisioni che si ripetono in identici luoghi con identiche imbarcazioni, o su come un Beato del Medioevo volle raggiungere le Tremiti chiuso in una bara... La rotta di tutte queste scoperte condurra' infine a capire il "linguaggio sempre preciso dei marinai; e' un linguaggio che "svela i segreti delle parole", dove la "fortuna" si accompagna al "fortunale" e dove le isole Tremiti sono generate da un terribile terremoto, il grande "tremito". Nell'universo marinaro, finalmente il cosmo sembra parlare una lingua esatta: una lingua finale, quella del mare, in cui la grammatica della navigazione e la geometria degli elementi naturali fanno da eco alla voce di un dio cosmico.

In questo romanzo, che riunisce esatto orientamento cartografico ed evocativo sviluppo narrativo, ci convinciamo che il dio del mare da' suggerimenti come un contemporaneo bollettino dei naviganti, ma sentenzia come un antico oracolo.


E-Mail • 2006