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1984-1986
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Filiberto Menna INTRODUZIONE Dipingere significa sperimentare la pittura. E la pittura può essere sperimentata solo se si tiene conto dei suoi elementi materiali. Dipingere significa dunque sperimentare la pittura attraverso i suoi elementi materiali. Una dichiarazione di poetica così esplicita non può che fare la gioia di un critico, tanto più che nel caso si Chiàppori sembra che ci sia una perfetta corrispondenza tra la poetica e il fare pittura. Ma procediamo con ordine. Intanto
cerchiamo di capire meglio che cosa intenda lartista quando
parla di sperimentazione e di elementi materiali della pittura. Una
risposta possibile consiste nel porre la questione del fare pittura
in termini analitici, nel senso cioè di un processo di riduzione
della macchina pittorica ai suoi dati di base, elementari, e di riorganizzazione
di questi stessi dati sulla base di regole sintattiche. In realtà, è proprio
questo lintento di Chiàppori, il quale opera sulla base
di una regola stabilita in anticipo (in maniera convenzionale e arbitraria
proprio nellaccezione che la linguistica moderna ha dato a
questi termini), di un principio compositivo, potremmo anche dire,
che tende alla interazione della regola e del caso, di una costante
sistematica e di una variabilità processuale. Da questo punto di vista, il lavoro artistico di Chiàppori e lopera che ne risulta assumono una presenza significativa nella situazione artistica attuale, non fosse altro perché luno e laltra riaffermano lesigenza di una intenzionalità progettuale come fondamento anche delloperazione artistica e si contrappongono con nettezza al principio, così caro ai teorici e agli artisti della postmodernità, del si può leggere tutto e in tutte le maniere, commutabile nel si può dipingere tutto e in tutte le maniere. Niente di più lontano, quindi, dalle parole dordine correnti, come eclettismo, nomadismo, citazionismo, e simili, dellopera di Chiàppori, che riafferma i diritti del soggetto ma lo sottrae alle tentazioni destrutturanti che ne minacciano addirittura la possibilità di sopravvivenza. Chiàppori, in definitiva, riafferma i diritti di una razionalità che rifiuta, certo, ogni pretesa totalizzante,, che non pensa di poter attraversare da parte a parte loscurità e le contraddizioni del reale, ma che, nondimeno, non rinuncia del tutto a unidea di costruzione specificamente rivolta allopera, ma estensibile ad altre situazioni e comportamenti. Il fare pittura acquista, allora, il significato e il valore di un processo di trasformazione, di un lavoro che althusserianamente trasforma un oggetto materiale (una superficie, dei colori, e così via) in un oggetto teorico, ossia un dato ridefinito nellambito di un lavoro specifico, proprio di una determinata pratica teorica, in questo caso la pratica significante specifica che è la pittura. Non vorrei forzare troppo il senso dellopera di Chiàppori, ma ho limpressione che la sofistica strumentazione linguistica posta in atto dallartista, con una sicura conoscenza dei più significativi referenti della disciplina, non sia finalizzata a se stessa, in una sorta di verifica al limite della tautologia (come avviene nellambito delle proposizioni analitiche propriamente concettuali) dellarte e del linguaggio dellarte; ma sia impiegata come premessa indispensabile per una rifondazione in chiave materialista della pittura. Ma su questo punto vorrei dare la parola conclusiva allo stesso Chiàppori: Un dipinto può essere considerato come il prodotto finale di una serie di operazioni connesse tra loro, che modificano la natura di una superficie fino a dissolverla in quello stato - concreto e illusorio al tempo stesso - dellapparenza pittorica. Il problema centrale intorno al quale, credo, ruota un possibile discorso di lettura e quindi di analisi del mio lavoro è appunto il processo che conduce una superficie al suo dissolversi e al suo ridefinirsi. Filiberto Menna |