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Arturo Carlo Quintavalle CHIÀPPORI:
IL COLORE DELLA CITTÀ Non possiamo pensare che Chiàppori operi su due piani, e che dunque da una parte stia la sua ricerca pittorica e dallaltra il lavoro della grafica, cioè della critica politica. Sarebbe come indicare linee di differenti storie e si rischierebbe di vedere due aspetti contrapposti, come non è. Così converrà cercare di comprendere meglio, di integrare le prospettive, di analizzare più a fondo, insomma di non limitarsi alla osservazione, ovvia quanto banale, che mentre la grafica, il fumetto di Chiàppori finisce sulle pagine di consumo dei periodici e dei quotidiani, i dipinti, le pitture sono utilizzati dentro le gallerie, dentro un sistema di fruizione che presuppone una differente, lunga durata. Intanto comincerei col dire che il fumetto di Chiàppori, la vignetta, limmagine, lillustrazione, chiamiamola come vogliamo (le categorie sono tutte funzionali e non hanno vera ragione di esistere), è una delle produzioni di più evidente durata e che ha alle spalle una lunga consapevolezza della cultura di immagine. Ho già altrove segnalato, e in diverse occasioni, le radici della lingua di Chiàppori, prima Disney e quindi Schulz, dunque unarea di elaborazione dellimmagine nettamente statunitense. Così adesso dobbiamo cercare di comprendere non solo le radici della esperienza delle pitture, ma anche il tipo della stratificazione di immagine che Chiàppori stesso propone. Per il fumetto il problema è presto risolto, Chiàppori costruisce la propria invenzione caricando di senso le figure, certo che nel lettore, nel guardante, scatteranno un insieme di relazioni, di riferimenti, di rapporti. Insomma i personaggi di Chiàppori, da Up il sovversivo in avanti, sono personaggi che hanno dentro la loro stessa grafìa il proprio spessore e, dopo la rapida lettura, dopo la costruzione architettonica in sistema, paiono avere ancora spazio e tempo per durare. Ora mi chiedo da dove venga questa durata, e la risposta è sempre da vedere in una lunga familiarità, in una lunga sperimentazione, da parte dellautore, della cultura De Stijl e in genere Bauhaus, sperimentazione della grafica, della impaginazione, insomma dellorganizzazione dellimmagine. Tutto ciò mi fa pensare che veramente la composizione delle strisce di Chiàppori, e anche delle tavole con singola figura, muova da una esperienza più strettamente legata di quanto non si creda alla cultura pittorica come viene comunemente intesa. Ma se questa è la storia di forse tre lustri di esperienza nella grafica di Chiàppori, vediamo adesso il risultato degli ultimi anni di produzione del pittore, degli ultimi due anni, per la precisione. Chiàppori mostra, nel primo gruppo di pezzi datati 1982 come Oltremare, come Source of colour, come Iynx, di meditare a fondo il problema della percezione dellimmagine e la relazione fra spazio del colore e spazio del disegno, le ultime due tradizioni che, attraverso una lettura della Psicologia della forma o, se si preferisce, attraverso lottica del fruitore, diventano più chiare. Forma, disegno e colore, si sa, sono astrazioni della tradizione accademica, ma solamente quando viene introdotto il problema della percezione e del rapporto fra immagine e modello interpretativo da parte del pubblico si ha la reale risoluzione di questo contrasto. Così lidea di Chiàppori è certo di rivolgersi al pubblico non semplicemente attraverso un racconto modellato secondo precise strutture geometriche, come fa nelle sue illustrazioni di più larga diffusione, ma di concentrare lattenzione del pubblico sul problema della percezione al di fuori della stesura del racconto. I tre pezzi di cui stiamo parlando sono poi collegabili, e questo è un altro elemento a favore della profonda consapevolezza di Chiàppori e degli artisti più sensibili alla storia dellimmagine, sono collegabili appunto alle ricerche del tempo di De Stijl, a quelle di Theo Val Doesburg, ma anche alla operazione condotta dalla grafica Bauhaus di Herbert Bayer, che mi sembra giocare non poco nellimpaginazione e nella selezione delle griglie di Chiàppori. Ma Chiàppori
conosce il problema nella sua complessità e, in tempi più recenti,
viene come assottigliando la traccia dei suoi interventi, per rendere
linsieme più amalgamato e trasparente, come a suggerire
ritmi meno contrapposti e più scanditi. Anche qui le radici
sono differenti e complesse e tutte mostrano la profonda capacità di
elaborazione critica dellartefice che si pone, come vedremo,
su una strada nuova rispetto alla contemporanea pittura ed a quella
che possiamo dire la ricerca progettuale dellimmagine. Dunque,
che cosa è accaduto, prima, che possa esser servito da traccia
per il discorso di Chiàppori? La così detta Arte programmata
ha cercato di organizzare un discorso sulla percezione, ma ha operato
soprattutto al di fuori della rappresentazione e senza tener conto
della linea dellindagine sulla pittura di Chevreul e dal Divisionismo
in avanti. Ebbene, Chiàppori sta cercando di reperire un punto
dincontro fra storie differenti. Vediamo quali: naturalmente
la elaborazione, che in genere la ricerca programmata riprende dal
Bauhaus di Dessau e di Berlino, e soprattutto da Moholy Nagy oltreché dai
grafici, del rapporto fra texture interna al sistema e forma del
sistema stesso. In secondo luogo la vicenda che dal Bauhaus muove,
ma sviluppandone in differenti direzioni le problematiche, e cioè dalla
cultura del New Bauhaus di Nagy stesso a Chicago e dalla Scuola di
Ulm di Max Bill. Crimson memories, La mer grand miroir, sono certo indici precisi di questo atteggiamento e, insieme, suggerimenti proprio della pittura come schermo, quindi come luogo delle proiezioni vuoi delle memorie che di una eventuale regressione. Ma la chiave per comprendere meglio la ricerca di Chiàppori viene dal rapporto sempre più fermo ed evidente fra queste opere e la musica; Chiàppori ha una lunga esperienza musicale, anche a livello di analisi critica e delle sue strutture, e quindi può chiarirsi meglio la organizzazione tonale dei colori e le fratture atonali degli inserti, i piccoli cubi, che vediamo organizzati secondo ritmiche certamente non narrative, non descrittive. Emerald Green, Lapsit exillis, pezzi del 1982, e questultimo titolo è di unintera serie, a livello di sequenza di grande interesse, sono la dimostrazione delle prospettive di questa nuova ricerca. Un insieme di altri notevoli pezzi del 1982 chiarisce lattenzione di Chiàppori al rapporto fra musica e pittura e mostra come la variazione tonale di fondo egli inserti atonali entro il sistema vogliano, comunque, far riferimento a una differente cultura pittorica, quella della tradizione del divisionismo che trova, in Chevreul, lantecedente teorico ed in Seurat/Signac il nodo più avanzato della ricerca. Ma Chiàppori conosce bene le sorti del divisionismo dentro la figurazione, le conosce e non gli interessano Previati e compagni, preferisce scegliere la non-figurazione, il quadro come schermo, insomma una prospettiva nuova e diversa del lavoro di pittore. Ecco il perché, forse, dei titoli del 1983, quadri come Glänzen sah ich das Gelb e Gesang des Rots über den Wassern, titoli, appunto, di sottile sapore kleeiano, titoli che fanno pensare non più alle intenzioni di Kandinsky de Il suono giallo ma, piuttosto, a una simbologia del colore, delle sue funzioni e del suo racconto, che appare essere profondamente legata alla nostra cultura. Chiàppori viene insomma cercando e trova, credo, in queste felici recenti ricerche una strada nuova e diversa. Per lui, fra laltro, profondamente attento alla rivoluzione ed al problema della lingua, risulterà strano, ma si comprende perché, il rifiuto del narrativo. Chiàppori intende raccontare con la ritmica del colore e con le simbologie della sua scrittura, Chiàppori sa quindi andare ben oltre le linee della moderna pittura astratta, appannaggio, si sa, di pochi artefici emarginati o sopravvissuti di altre generazioni. In un momento in cui la vogue della critica è per il neoespressionismo, in un momento in cui vanno finendo le mitologie del più recente passato, in un momento in cui il neosurrealismo di qualche zdanoviano, o il suo mediocre realismo, sono sconfinati a fatto di folklore, Chiàppori sa recuperare una strada molto difficili e sostanzialmente nuova. Nulla a che vedere con il nostro astrattismo anni Trenta, nulla con quello parigino contemporaneo e postbellico, e nulla ancora a che vedere con la cultura formalistica che sottintendono quei movimenti, semmai la consapevolezza della civiltà diversa del racconto, che non passa attraverso le descrizioni, ma al di là di esse, non passa attraverso i soggetti, ma cerca i soggetti dentro la ricerca della cultura più viva, quella De Stijl, quella Bauhaus, e dei loro derivati. Ma il nodo del lavoro di Chiàppori resta, per queste pitture, il segno simbolico del colore, una strada sulla quale egli, a mio vedere, finisce per ritrovare molto più Klee del più facile e anche piacevole Kandinsky. Così, a partire dallimpaginazione dei fumetti, Chiàppori mi sembra utilizzare lo stesso metodo per organizzare i propri dipinti, solo che le radici di quei disegni sono americane prevalentemente, come si è detto (Disney e Schulz), mentre per la pittura il rapporto con le avanguardie è nettamente attendo alla civiltà europea. Il problema della lettura dei dipinti di Chiàppori a livello di immagine è risolto, ma resta aperto il tema del loro significato più profondo: simbologie delle forme da una parte, del colore dallaltra? Non esattamente, il colore diventa, in Chiàppori, carico di senso, come lo era in Klee, un rosso, in Klee, voleva dire passione e in Chiàppori? E il giallo, luce, sapienza, anche in parte tensione, che cosa vorrà dire qui, in questo contesto? Nella scrittura pittorica di Klee la griglia, come del resto nel Mondrian nuovaiorchese, la, griglia, appunto, significa città. Se la interpretazione è corretta lintera serie di questi dipinti di Chiàppori vorrà quindi dire sentimento dentro la città, anzi sentimenti, tensioni, passioni, amori, immagini, rappresentazioni, dunque, dentro la città. Non so se sia la giusta interpretazione, la giusta lettura. Sarà Chiàppori e saranno i visitatori della mostra e della sua storia (visitare in senso diverso da quello più ovvio), saranno loro a dirlo. Arturo Carlo Quintavalle |