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ARTE • CATALOGHI • DIPINTI
1981 - 1982
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Dipinti
1981-1982
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Giulio
Carlo Argan ALFREDO
CHIÀPPORI Non cè analogia ma cè relazione, e non potrebbe non esserci, tra le due facce apparentemente contraddittorie del lavoro di Alfredo Chiàppori: il comico politico delle strisce bianco-nere e colorate, che lhanno reso famoso, ed i quadri dun cromatismo musicale che Vittorio Fagone ha esattamente classificato come astrazione sistematica. Sistematica in due sensi: primo, perché quei quadri sono costruiti secondo un sistema; secondo, perché i segni non hanno referente, sono in certo senso computerizzati, formano un contesto puramente visuale, autosufficiente, asimbolico. Lealmente Chiàppori ammette di dipingerli per provare e procurare un piacere visivo. Come operatore di comunicazioni di massa (la maggior parte del suo lavoro è per la stampa), Chiàppori è interessato ad accertare se e come si situino in quel sistema certi valori della sua formazione essenzialmente umanistica e certe sue ragionate scelte politiche: in primo luogo, il pensiero della storia e la prassi dellarte. Sa di operare entro un sistema in cui la tecnologia è data come egemone assoluta, ma forse pensa che questo esclusivismo non sia tanto nel sistema quanto nel potere capitalistico che lo governa. Afferma infatti che il proprio processo artistico non sidentifica con la tecnologia, ma partecipa della strutturazione di un sistema in cui la tecnologia è parte non secondaria, ma non tutto. È ovvio che le strisce riflettono un interesse storico-politico ed i quadri un interesse puramente artistico, e che il comun denominatore è larte, nelle strisce come figurazione e nei quadri come astrazione. Per Umberto Eco la striscia storico-politica è discorso diretto, il quadro indiretto: nella prima tutto è netto, il bianco è bianco, il nero è nero, il colore colore; nel secondo tutto è a un tempo definito e indefinito, regolare e deviato, trasparente e opaco, timbro e tono. La striscia, come storia, si riferisce a un accaduto immutabile; il quadro, come arte, si riferisce a quel pensiero probabilistico che è limmaginazione. Non regge lipotesi di un compenso tra moralismo accanito e lirismo astratto: pare più aderente la distinzione tra popolare e colto, tenendo però presente che lo scopo è la verifica della sopravvivenza, e a quali condizioni, di quelle due categorie in una cultura di massa. Delle
strisce va detto che hanno il dono della verità e della tempestività,
non sbagliano un colpo: ma non appartengono al genere colto della
satira, bensì al genere popolaresco del comico. Il motivo
del ribaltamento, evidente nel passaggio dal bianco sul nero e dal
nero sul bianco, visualizza appunto laristofanesco rovesciamento
della storia e della politica dal serio al comico. Il tema di fondo è,
al solito, linganno e il sopruso dei potenti ai danni del popolo.
I potenti ipocriti e avidi sono naturalmente i politicanti, i preti,
i militari, i magistrati: e la vicenda brevissima, in poche battute,
consiste generalmente nello smascheramento dellipocrisia, che
si rivela spudorata menzogna. Le strisce compaiono su giornali politici,
hanno landamento dei comics, i personaggi sono ruoli personificati,
marionette di un teatrino popolare. Storia e politica sono la stessa
cosa; e la storia è la solita storia. I fumetti non
soltanto la raccontano, la urlano; i gesti sono esagerati: la storia è una
retorica del grande con cui si nascondono interessi meschini. Tale è,
almeno, lidea di chi non la fa, la subisce. I quadri
di Chiàppori non sono organizzati col calcolatore, ma realizzati
da unimmagine che ha assimilato senza traumi lesperienza
del calcolatore. Guardando indietro ai primi lavori è facile
scorgere un punto di contatto con le ricerche visuali-cinetiche,
in cui la dinamica dellimmagine era determinata dallesterno
mediante apparecchi meccanici: qui, però, il fattore di movimento
non è meccanico ed esterno, ma endogeno. La dinamica immaginativa
non si pone in condizione di superiorità o inferiorità,
ma di diversità e relazione, rispetto alla regolarità tecnologica,
entro cui il sistema si permette tutta una serie di trasgressioni,
che sono nel proprio, differente sistema. Davanti alla tela il pittore
si comporta come un organista davanti allo strumento: non eseguisce
meccanicamente e neppure improvvisa liberamente, ci sono regole dello
spartito e dello strumento che deve osservare, ci sono libertà che
non soltanto può ma deve prendersi per stare nella regola
dei propri processi inventivi. Naturalmente deve rimanere entro i
confini della musica, e qui della pittura: paradossalmente potrebbe
dirsi che i quadri di Chiàppori rimangono nella storia della
pittura come le strisce rimangono nella storia della politica. I punti di riferimento storici sono palesemente due: Klee e Mondrian. Un quadro di Chiàppori, costruito su infinite possibilità di varianti a partire da una tonica, è un intreccio di vie principali e secondarie: se nelle strisce il meccanismo era quello scattante della trappola, lo schema strutturale del quadro è il labirinto come interminabile tempo di percorso per una breve istanza. Né altro era la Gestaltung di Klee che il disegnare o dipingere mantenendo aperte tutte le possibilità. In Mondrian linterpunzione dei segni cromatici, o dei punti di qualità, ritma la tassellatura fitta e abnorme del tempo di New York, i Boogie Woogie. È lultimo tempo: quello in cui Mondrian scopre, col capogiro, che la regolarità del razionale è una causa di nevrosi, ma che anche lirrazionale ha una sua regola e non coercitiva, ma liberatoria. Anche nei quadri astratti, come nelle strisce figurate, Chiàppori scopre una verità: non cè una antitesi radicale di qualità e quantità. È tutta una questione di giustezze: le note timbriche disseminate sulla superficie battono il ritmo della trasformazione in senso qualitativo del modulato (e modulare) tessuto tonale. Giulio Carlo Argan |